il parere di Fabrizio Biolé - regionali piemontesi del 25 maggio 2014

Dati demografici:

- nome e cognome: Fabrizio Biolé - età: 36 anni - istruzione: maturità scientifica - orientamento politico: ex MoVimento 5 Stelle, oggi indipendente. Gruppo Misto Progetto Partecipato

Due parole su:

Prospettive di sviluppo.

E' immediatamente necessario un cambio radicale di prospettiva nella direzione di uno sviluppo che finalmente tenga conto della finitezza delle risorse e una repentina modifica delle modalità di approccio, con riconversione delle produzioni, riduzione del tempo di lavoro e progettazioni "cradle to cradle", a partire dai settori trainanti l'econommia piemontese.

Politiche per i giovani.

Nelle politiche giovanili i principi costituzionali devono essere il fulcro, dunque: sostegno a scuole e università, pubbliche e laiche; sgravi fiscali per imprenditoria giovanile (in special modo femminile); stretto contatto tra istruzione superiore, incubatori e start up, nell'alveo di una educazione alla sostenibilità che parta fin dalla primissima infanzia.

Tassazione locale.

Tassazione progressiva con modulazione su: reddito, produzione rifiuti, impatto delle attività, ecocompatibilità di scelte, consumi e abitudini. Stretta collaborazione col livello nazionale per il recupero di evasioni ed elusioni fiscali a partire dalle grandi realtà, magari con l'inserimento di mirati "agenti provocatori".

Ruolo della regione Piemonte in Italia e in Europa.

Raro e delicato ruolo di cerniera con l'Europa (Francia e Svizzera) con potenzialità e fragilità conseguenti; il ruolo del Piemonte in Italia è ancora trainante sui tre settori, che però necessitano di essere nuovamente governati e urgentemente riconvertiti; in particolare vanno superati il micro e medio campanilismo, e il Torino-centrismo, per un rilancio potenzialmente straordinario del turismo soft e green.

Tagli agli sprechi / Strutture sanitarie/scolastiche (pubbliche e private).

Da distinguere nettamente gli "sprechi" mediaticamente appetibili, che spesso riguardano la spesa pubblica necessaria per wellfare e servizi basilari ed essenziali, dagli sprechi intesi come derivati da scelte politiche precise: consulenze, esternalizzazioni, privatizzazioni di interi servizi. Attualmente a mio modo di vedere gli sprechi stanno proprio in quelle spese che limitano gli investimenti sulle strutture scolastiche/sanitarie/trasportistiche pubbliche e cioè nell'enorme costo sociale (in senso lato) differito insito nelle mega-infrastrutture e nelle attività di sfruttamente indiscriminato delle risorse naturali primarie.

Detassazione lavoro.

Non credo sia possibile impostarla in una Regione a statuto ordinario, deve essere concertata almeno a livello di conferenza stato/regioni.

Riduzione debito regionale.

Tasto dolente, che nel nostro territorio si va ad aggiungere al problema del debito del capoluogo (oltre a quello nazionale). E' possibile, anche qui, affrontarlo, solo partendo dai livelli superiori, sia europeo che italiano, con audit e verifiche da una parte, e tassazioni mirate su grandi patrimoni e grandi rendite finanziarie dall'altra. Soprattutto è possibile evitarne l'incremento, attuando politiche che contrappongano microinvestimenti mirati ai finaziamenti a pioggia o ai grandi finanziamenti pubblici alle grandi opere (ad esempio i 6 + 8 miliardi di euro nei prossimi anni, solo in Piemotne e solo per l'alta velocità ferroviaria).

Immigrazione.

Politica tra le più complesse in un mondo "globale" caratterizzato da un neo-colonialismo di saccheggio. Indispensabile un forte coordinamento dal livello europeo, che tenga conto delle peculiarità del nostro paese e coinvolga gli enti regionali nei settori di competenza, come sociale e salute. La Regione deve però assumersi l'onere delle azioni di emergenza su urgenze sempre più frequenti e vaste (sussidiarietà nell'emergenza nord-africa, migrazione agricola stagionale...).

Internet, banda larga, innovazione e tecnologia.

Una politica nazionale di cittadinanza digitale universale (che io auspico) deve essere accompagnata da una educazione e formazione costante all'uso del mezzo per tutti e da un sostegno regionale per raggiungere una vera equità nelle opportunità di accesso e utilizzo, sia nel mondo della scuola che nel mondo del lavoro. La sanità regionale dovrebbe parallelamente monitorare e calmierare le negatività di una diffusione non programmata delle reti wi-fi e wi-max.

Bike, car sharing.

Assolutamente a favore, ma solo in una programmazione di mobilità integrata che non proceda per spot, ma per interconnessione tra i vari vettori, senza dimenticare il potenziale risparmio in termini di tempo, salute, stress, impatto di un buon uso del telelavoro.

Etica, famiglia, omosessualità, matrimonio, figli.

Anche qui, partendo dai principi costituzionali, le politiche degli enti, tra cui la Regione, avrebbero una strada in discesa per il riconoscimento passivo e attivo del diritto universale all'espressione della propria affettività, sessualità, vita sociale e familiare. L'autodeterminazione e il rispetto altrui devono essere le parole d'ordine che si muovono in parallelo.

Turismo.

Il potenziale piemontese è immenso, ma campanilismi e clientele lo hanno spesso ridimensionato. Precise politiche di turismo soft e green potrebbero, grazie alle diffuse risorse naturali, e ad una integrazione delle complementari attrattive, ampliare gradualmente presenze e risorse successivamente reinvestibili. (vedi anche risposta alla domanda sul ruolo della regione Piemonte).

Risposta secca

Provincie

Si, ma di meno

Ticket

No

TAV

No

Caccia

No

Acqua

Pubblica

Elezioni anticipate

Si

Un' Immagine positiva del Piemonte

La moltitudine di contesti naturali e antropici, che la rendono un piccolo mondo.

Un' Immagine negativa del Piemonte

L'annoso accanimento, derivato da politiche sbagliate, su pochissimi settori di sviluppo economico, con poca progettualità di differenziazione e di sfruttamento positivo delle diverse potenzialità. Meno male non dovunque!

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